Giorgio Ottolia Arte

Da quando vidi i primi lavori di Giorgio Ottolia, agli inizi degli anni Novanta, sono sempre rimasto sorpreso dall‘impianto scenico della sua pittura. Era allora alle prese con un periodo surrealista (che durerà fino al 1995), carico di colori abbaglianti e di indagini interiori che pongono a chi voglia decifrarne il significato, non poche difficoltà. Alla fine del 95, le sue tele o meglio, le sue quinte da palcoscenico, prendono una direzione meno surreale e più realista, i labirinti psichici e i rebus allucinati, lasciano spazio a soluzioni visive più pacate e a una pittura più meditata e raffinata. La tendenza al surrealismo permane, perché è una porta aperta su un mondo tutto da inventare che lega la pittura alla poesia ed al teatro; è una presa di contatto con il nostro subconscio, un tunnel dal quale si esce alla luce, come dal dubbio si arriva alla verità. Principi, questi, che Ottolia non rinnega, ma corregge con il passare del tempo.
Seguendo a ritroso l’esperienza di Ottolia, ci si accorge che – paradossalmente- nulla è mutato. Dalle prime tele caravaggesche, con attenzione alle contrapposizioni chiaro-scurali, dalle intense riproduzioni dei panneggi delle vesti distinte nel buio degli sfondi, Ottolia con estrema e passionale coerenza si avvicina, gradualmente, ad una pittura-pittura.
Nelle sue nuove tele concepite come ombre e sostanze, l’artista assimila e supera la maniera analitica. Nulla gioca a suo favore. Pertanto le opere che sono in mostra appartengono ad un nuovo personale concetto che potremmo definire con un ossimoro BAROCCO ANALITICO. Indubbiamente le tele aggettate verso noi -contro noi?- appartengono alla cultura prettamente italiana che si sviluppa nel dopoguerra grazie a figure e a movimenti di enorme importanza come Burri, Fontana, Manzoni e tutta l’arte aniconica.
Nelle pieghe, nelle forme, nei panneggi si coglie l’impegno -nella continuità- di un potente superioramento della tela immobile, assoluta, assente.
Il perenne e periodico alternarsi di spirito dionisiaco e spirito apollineo giunge, qui, alla perfetta sintesi, inserita nella tradizione italiana.